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La conversazione scientifica

25 Nov 2017 | Media

Incontro con Justine Barbier, professore agrégée di filosofia

La leggenda, forse in parte vera, racconta che Einstein ha iniziato a parlare tardi, al punto da suscitare preoccupazione nei suoi genitori. Si racconta che a nove anni, all’ultimo anno della scuola elementare, si esprimeva ancora con difficoltà. Impiegava molto tempo per formulare una frase e, muovendo silenziosamente le labbra, ritardava il più possibile il momento di esprimerla, poi, d’un colpo, la pronunciava a voce alta.
Einstein stesso ebbe l’occasione di spiegare, molto più tardi, alla fine della Seconda guerra mondiale, la sua particolare maniera di riflettere. Lo fece nella corrispondenza che ebbe con il matematico francese Jacques Hadamard, che aveva discusso, in una serie di conferenze a Princeton, sulla psicologia dell’invenzione nel dominio delle matematiche et della fisica teorica. Hadamard sosteneva che i segni sono un sostegno necessario del pensiero e che il sistema dei segni più diffuso è il linguaggio propriamente detto. Ma, aggiungeva, il pensiero, quando è inventivo, usa altri sistemi di segni, più flessibili e meno standardizzati del linguaggio ordinario. Questi segni hanno la virtù di lasciare libertà di movimento al pensiero che li produce. Permettono così la costituzione di un pensiero più creativo, dal carattere spesso discontinuo e procedendo per illuminazioni.

Nel momento in cui Hadamard terminava l’opera che spiegava le sue conclusioni, ricevette la prima lettera di Einstein: «Le parole e il linguaggio scritto o parlato, spiegava il padre della relatività, non hanno il minimo ruolo nel meccanismo del mio pensiero. Le entità psichiche che servono come elementi del pensiero sono per me alcuni segni, o piuttosto delle immagini più o meno “chiare”, che possono essere riprodotte o combinate a volontà. Questi elementi nel mio caso sono di tipo visivo».
Al loro stadio primitivo le idee di Einstein erano dunque di un’essenza non verbale. Procedevano da folgorazioni fosforescenti che egli riusciva in seguito ad associare al freddo rigore del pensiero scientifico.

Ma certamente Einstein non fu il solo ad avere delle idee perché noi tutti ne abbiamo. Allora poniamoci la domanda: da dove e come ci vengono le idee?